Intervista ad Alessandro Bernardi di ADAPTA

by Daniele Di Stanio on 12 February

Alessandro Bernardi Circa due anni fa venni a conoscenza, tramite Davide Barranca, in un forum che qualcosa circa il corso di Margulis in Italia si stava muovendo. Davide mi mise in contatto con Alessandro, che conosceva Dan personalmente, con il quale scambiai un paio di mail. Ora che tutto è pronto ho chiesto ad Alessandro Bernardi di ADAPTA, che ho ricontattato durante la mia iscrizione al corso, se volesse rilasciare un’intervista per raccontarci cosa significhi organizzare un evento simile, ma anche per vedere quanto e come possa crescere un professionista in Italia. Buona lettura, io l’ho trovata interessantissima!

(daniele) Buongiorno Alessandro, vuoi dirci qualcosa di te prima di cominciare?

(alessandro) Con vero piacere, Daniele. Sono fotoritoccatore professionista e lavoro prevalentemente nel campo dell’advertising con fotografi pubblicitari, di moda e di beauty. Da qualche anno mi sono specializzato nelle problematiche sulla correzione e gestione del colore. Sono Adobe Certified Expert per Photoshop, tengo corsi e fornisco consulenze su Photoshop e sulle problematiche relative al colore. Di recente ho anche scritto il primo ed unico libro in italiano su uno dei software più sottoutilizzati nel nostro ambiente: Adobe Bridge. Il titolo è “Adobe Bridge CS3 alla massima potenza” e fa parte della collana Pillolibri ideata da Davide Vasta.

(d) Quale strada hai seguito per diventare un professionista?

(a) La mia è un’esperienza abbastanza anomala in quanto ho cominciato a lavorare direttamente sul campo e non frequentando una scuola apposita, e il tipo di lavoro era un po’ diverso da quello che faccio adesso, ma andiamo con ordine. Ho iniziato a lavorare nel campo dell’advertising più di vent’anni fa a Napoli, e all’epoca mi occupavo di produzione all’interno di un’agenzia di pubblicità. Il mio ruolo era quello gestire tutta la fase esecutiva coordinando i materiali che provenivano dai vari grafici, preparando i file per la stampa e realizzando i fotoritocchi e le correzioni cromatiche per tutto quello che veniva gestito internamente. Inoltre ero anche responsabile dei rapporti con gli stampatori che seguivo in prima persona durante la fase di realizzazione dei vari tipi di stampati. Successivamente il mio ruolo si allargò anche alle produzioni video dell’agenzia dandomi la possibilità di acquisire conoscenze anche in quel campo. La mia formazione è quindi abbastanza eterogenea in quanto mi sono occupato di fasi produttive anche molto diverse all’interno dell’advertising.

A quei tempi il computer era poco diffuso, soprattutto in questo settore, Photoshop aveva delle possibilità rudimentali e tutte le immagini di qualità venivano scannerizzate dalle fotolito che guardavano il Macintosh come una specie di giocattolo. Tuttavia fui uno dei pochi a credere in questa tecnologia (il mio primo lavoro realizzato con un Mac risale al 1986) e dopo aver preso in mano Adobe Photoshop 2 me ne innamorai subito e divenne il mio programma preferito in assoluto. Considera che quelli erano gli anni in cui è praticamente nato il Desktop Publishing: programmi come Illustrator, Freehand, PageMaker o QuarkXpress hanno visto la luce proprio in quel periodo tra non pochi problemi. Era tutto molto difficile ma al tempo stesso incredibilmente stimolante.

Nel 1997 mi sono trasferito a Milano e ho iniziato a lavorare come free-lance per diverse fotolito acquisendo conoscenze preziose nell’ambito della produzione e della prestampa. In quel periodo ho capito che il fotoritocco e la manipolazione dell’immagine erano la mia vera passione e ho iniziato a coltivarla costantemente. Poi, un po’ per volta, ho iniziato a lavorare anche con agenzie di pubblicità e fotografi avviando così una mia piccola struttura dove poter lavorare in piena autonomia. L’impatto con il mercato milanese è stato forte ma allo steso tempo mi ha dato delle possibilità di crescita che difficilmente avrei avuto altrove.

In effetti credo che il modo migliore per diventare un professionista sia quello di lavorare concretamente. Le scuole ti danno un’impostazione di base, ma quello che ti fa crescere veramente è lavorare affianco ai grandi professionisti, sia clienti che fornitori. Ma i clienti, secondo me, ti danno delle possibilità di accrescimento professionale in più, non tanto per il fattore economico, ma perché avere clienti diversi ti obbliga ogni volta a doverti mettere in discussione per potergli dare un lavoro di qualità in tanti modi diversi. Ti sembrerà strano, ma ritengo di aver imparato più dai clienti che da chiunque altro, perché solo i clienti sono in grado di lanciare nuove sfide. E vincerle con successo rappresenta la massima possibilità di accrescimento della propria professionalità.

(d) E la tua esperienza con il colore quando e come è cominciata?

(a) Nonostante avessi lavorato per tanti anni sul ritocco delle immagini, ero portato talvolta a considerare le questioni sul colore in modo un po’ secondario. Intendiamoci non è che non gli dessi importanza, anzi. Ma spesso, come quelli di noi che usano solo certi comandi finché non sono soddisfatti del risultato che vedono sul proprio monitor, non valutavo a pieno l’importanza del colore. C’è anche da dire che quando si lavorava con l’analogico, una discreta parte di lavoro veniva realizzata dalle fotolito, quello che mi arrivava era già stato corretto e quindi a me veniva richiesto un intervento sul colore più creativo che correttivo. Successivamente, lavorando con strutture diverse ho avuto l’esigenza di dover controllare il colore per garantire un risultato di qualità ai miei clienti: da lì è cominciata la prima avventura nel campo del colore, il Color Management.

Infine quando è arrivato il digitale le cose sono cambiate radicalmente perché sono diventato responsabile al 100% del colore delle immagini che producevo: in quel momento ho iniziato a sentire l’esigenza di dover correggere il colore oltre che di doverlo gestire correttamente. E’ incredibile quanto un approccio corretto al colore possa influenzare il risultato finale di un’immagine elevandola da mediocre a eccellente.

Ho cominciato quindi a cercare incessantemente tutte le risorse disponibili in Italia che potessero darmi una chance adeguata per imparare la correzione del colore ma, mi duole dirlo, non riuscivo a trovare niente che ritenessi adeguato. Finché un giorno lessi per caso un articolo di Dan Margulis su una rivista che comperavo all’epoca e pensai: diavolo questo signore parla esattamente delle cose di cui ho bisogno e che tutti i professionisti del settore custodiscono gelosamente come dei gioielli in cassaforte! Mi affannai subito a cercare su Internet i suoi libri e scoprii così che quello che stavo cercando era esattamente ciò che era scritto nei suoi libri.

Ma quando scoprii che teneva anche dei corsi, non persi tempo e mi prenotai subito per la prima classe Applied Color Theory in Photoshop disponibile negli USA. Il resto è solo storia, da quel momento la correzione del colore è diventata una vera e propria passione insieme a tutte le tematiche inerenti al colore.

(d) Cosa ne pensi dei metodi di formazione “alternativi” che stanno uscendo su internet, tutorial, video registrati ecc?

(a) Credo che questi metodi di formazione come i tutorial, sia su pagine web sia in forma di video podcast, rappresentino una grande chance formativa perché possiedono una grande immediatezza. Io stesso in alcuni casi ho realizzato qualcosa di molto simile per illustrare i metodi di realizzazione di alcuni lavori che ho delegato ai collaboratori esterni che risiedono in città diverse dalla mia. Per farti un esempio se devo spiegare a qualcuno in che modo scontornare un’immagine per un certo tipo di lavoro, potrei impiegare anche qualche ora al telefono, con il rischio di non essere compreso perfettamente in quanto ognuno di noi usa Photoshop in modo diverso. Il video tutorial è diverso perché puoi mostrare le tecniche mentre le spieghi e tutto diventa molto più comprensibile e immediato.

Attenti però, questi metodi formativi hanno dei pro e dei contro.

Il mio primo suggerimento è quello di non perdersi nella marea di tutorial disponibili online, molti dei quali sono spesso di livello non adeguato ai professionisti o comunque molto approssimativi su alcuni aspetti, magari perché chi li ha realizzati non ha curato molto l’aspetto didattico mettendo in mostra solo le proprie capacità più o meno valide.

L’altro suggerimento è quello di analizzarli in profondità e di ripetere “la lezione” più di una volta perché spesso, per mostrare una determinata tecnica, non si riesce a spiegare adeguatamente il motivo del suo funzionamento e alla fine del video ci si può ritrovare a chiedersi: ok funziona, ma per quale motivo?

Al di là di queste considerazioni, quella che continuo a ritenere la migliore risorsa formativa sono comunque i corsi in aula con il docente e gli allievi. Solo in questo tipo di formazione esiste la possibilità di un confronto con gli altri e questo è fondamentale per capire dove si sbaglia e dove si agisce correttamente.

Personalmente poi continuo a rimanere affezionato al caro vecchio libro che puoi consultare quando e dove vuoi, e che ti dà la possibilità di vedere i risultati finali stampati su carta: molte tecniche infatti sembrano eccezionali quando valutate su un monitor ma perdono una buona parte di efficacia a causa dei difetti introdotti dalla stampa tipografica.

(d) Hai organizzato il corso con Dan Margulis, è stato un progetto complesso?

(a) Diciamo che è stato complesso cercare di organizzarlo nel modo in cui l’avevo pensato io.

Considera che in genere questo tipo di corsi si tiene in strutture abbastanza anonime, spesso sono delle società che si occupano di formazione e quindi hanno delle aule un po’ asettiche. Io invece volevo organizzarlo in modo diverso, volevo che fosse un vero e proprio campus sulla correzione del colore, un’esperienza che coinvolgesse di più gli allievi e il maestro che, non dimentichiamolo, per circa 33 ore in tre giorni si impegnano ai massimi livelli lavorando concretamente sulle immagini. E’ importante cercare di creare una certa convivialità e affiatamento perché questo rende un corso impegnativo come questo decisamente più fluido, la gente lavora meglio se sta bene nel posto in cui studia.

In più è stato abbastanza difficile scegliere una struttura che avesse i requisiti adatti dal punto di vista della gradevolezza, delle dotazioni tecniche, della logistica e, non ultimo, del posizionamento geografico per una facile raggiungibilità da tutta l’Italia. Devo dire che, dopo averne valutate diverse, Villa Pieve ha soddisfatto pienamente tutti i requisiti grazie anche all’eccezionale grado di collaborazione che ho trovato in questa struttura da parte della titolare, la signora Bibi, e di tutti quelli che vi lavorano. In un contesto così sono sicuro che la classe italiana di Margulis sarà molto più gradevole di quelle che si tengono normalmente negli USA o in Canada.

Organizzare un corso di Margulis richiede comunque un notevole sforzo poiché bisogna mettere a disposizione di ogni partecipante un computer collegato in rete e le condizioni di illuminazione devono essere ben controllate dato il tipo di lavoro da svolgere.

Il successo è stato così grande che i posti sono andati esauriti in appena quattro giorni!Ora per soddisfare le richieste, sto organizzando una seconda sessione nei tre giorni immediatamente successivi (26, 27 e 28 maggio 2009) e anche per questa classe i posti si stanno esaurendo con una certa velocità. Chi è interessato può scaricare il PDF con tutti i dettagli sul programma e i costi a questo link.

Devo infine dirti che un grande contributo al successo di questa iniziativa è venuto da tutte le persone che, insieme a me, hanno creduto nel suo grande valore e hanno voluto appoggiarlo e promuoverlo attraverso i siti web, i blog, i forum e le newsletter. Io ho creduto fin da subito in questa iniziativa ma il loro contributo è stato determinante e quindi voglio cogliere lʼoccasione per ringraziare di cuore Marianna Santoni, con la quale collaboro abitualmente, per lʼinesauribile energia ed entusiasmo che ha profuso nella diffusione di iniziative come questa tramite le sue mitiche newsletter, Davide Vasta per tutto il supporto che mi ha dato in questa e in tutte le altre mie attività e, last but not least, Andrea De Marco di Applicando per lo spazio che ha dato al corso di Margulis sul sito della rivista.

(d) Cosa pensi possa dare un corso del genere e a chi pensi sia rivolto?

(a) Applied Color Theory in Photoshop rappresenta unʼoccasione formativa praticamente unica per chi vi partecipa, pensa che è il corso più famoso e che si è tenuto più volte in assoluto nella storia di Photoshop (più di 200). Poi è tenuto da colui che ha praticamente inventato la correzione del colore su Photoshop, basti pensare che è stato uno dei primi tre ad entrare nella famosa Photoshop Hall of Fame nellʼanno stesso in cui è stata creata,direttamente insieme a Thomas Knoll, il papà di Photoshop. Partecipare a un corso con un esperto di questo livello è qualcosa che accade raramente e per la prima volta in assoluto in Italia. La differenza principale rispetto agli altri corsi è che in questo si imparano direttamente sul campo le tecniche di correzione del colore e si lavora tutti sulle stesse immagini. Una volta completate le correzioni si confrontano le varie versioni l’una con l’altra e si analizzano i punti di forza e di debolezza di ognuna. Per questo è limitato ad un massimo di otto allievi. Questo è il vero valore aggiunto del corso, ognuno riesce a capire dove e perché ha fatto bene o ha sbagliato, e ti assicuro che, quando uscirai da quel corso, Photoshop non ti sembrerà più lo stesso. Un corso del genere è rivolto a chiunque si occupi di elaborazione dell’immagine e sia interessato a migliorare la qualità con cui viene riprodotta sulla carta stampata. Quindi è adatto a fotoritoccatori, fotografi, art director, cromisti, operatori delle prestampa, ma è un corso adatto anche a chi è già a un livello superiore come gli istruttori di Photoshop che vogliono approfondire la conoscenza specifica dell’argomento.

(d) Tu stesso, ho visto sul tuo sito, hai partecipato a questo corso, come è andata?

(a) Come ti ho detto prima, tempo fa decisi di andare negli USA per frequentare la classe di Margulis perché volevo imparare concretamente la correzione del colore a livelli seri. Che dire? E’ stata un’esperienza incredibile, che mi ha dato oltre alle risposte che cercavo, una serie di stimoli molto forti. E’ stato impegnativo, affascinante, gratificante e mi ha dato allo stesso tempo la percezione dei miei limiti e dei miei margini di miglioramento. Considera che Margulis è un grande insegnante oltre che un grande professionista, e riesce a metterti a tuo agio in ogni situazione, anche in quelle di maggiore difficoltà. Inoltre il suo humour rende tutto molto piacevole e i tre giorni praticamente volano via. All’inizio ti senti un po’ spaesato, un po’ perché è come se tornassi sui banchi di scuola, e un po’ perché è come se dovessi ridefinire il tuo normale metodo di lavoro. E’ come azzerare tutto e ricominciare da capo. Ma quando inizi a capire questo nuovo mondo, ti assicuro che i miglioramenti crescono a vista d’occhio e soprattutto esci dalla classe con una gran voglia di fare e di mettere in pratica quello che hai imparato. Personalmente dopo aver finito la classe come quella che si terrà qui in Italia, ero così entusiasta che gli ho chiesto immediatamente se c’erano posti per quella avanzata a cui puoi accedere solo se hai frequentato la prima. Fortunatamente c’era ancora un posto per una classe avanzata in Canada e dopo sette mesi ero di nuovo lì a lavorare sulla correzione del colore con grande entusiasmo. E da quella esperienza è nata la mia collaborazione con Margulis per iniziare a diffondere anche in Italia questo tipo di cultura tecnica che, purtroppo, nel nostro paese è quasi del tutto assente. Ora, tra meno di un mese avrò la fortuna di essere tra i sedici partecipanti delle uniche due classi Super Avanzate che si terranno per la prima ed unica volta in assoluto con professionisti che provengono da tutto il mondo. Devo dire altro? Ho già fatto le valigie, un evento così non me lo perderei per nulla al mondo…

Dan Margulis & Alessandro Bernardi

Dan Margulis & Alessandro Bernardi

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